“Grigio Arlecchino” parte seconda

•Ottobre 21, 2009 • 17 Commenti

grigio arlecchino-parte seconda
“Grigio Arlecchino” _parte seconda_
Fotografia e Composizione in Adobe Psd
Giorgia Benazzo

“Eclessidrami”

•Ottobre 20, 2009 • 4 Commenti

eclessidrami
“Eclessidrami”
Fotografie e Composizione in Adobe Psd
Giorgia Benazzo

“Nella luce calda d’un freddo mattino d’ottobre avrei voluto, cucchiai, dormire ad’oro con te”

•Ottobre 15, 2009 • 13 Commenti

Nella luce calda d'un freddo mattino d'ottobre avrei voluto con te dormire a cucchiaio
“Nella luce calda d’un freddo mattino d’ottobre
avrei voluto, cucchiai, dormire ad’oro con te”
Fotografia Giorgia Benazzo

Foto Performance “Pregnant” / PuntoG

•Ottobre 5, 2009 • 5 Commenti

puntoG

Un grazie speciale a Snerto per le foto

Performance PuntoG

•Settembre 26, 2009 • 17 Commenti

Locadina

PuntoG

Il progetto PuntoG nasce nel 2009 dall’incontro di due studentesse all’interno della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (NABA).
È prendendo parte al corso di Performance Audiovisiva, tenuto dal gruppo Otolab, che si sviluppa il concept di Pregnant, performance di debutto per Giorgia Benazzo e Giorgia Righini.

” Pregnant “

Dopo un primo brainstorming partendo dal tema dell’”acqua”, comincia a prendere forma l’idea di creare una performance incentrata sul concetto di gravidanza e in particolare sull’osservazione di come nel parto la nascita dell’essere umano e la sua vita coincidano e siano causa della morte del liquido in cui il bambino è cresciuto.
Chiave del tutto è la presenza e il presente, ovvero la scelta di generare la parte video totalmente live e quella di lavorare sull’interazione dell’effetto ottico con suoni distorti in chiave noise su un beat precedentemente costruito.
L’assoluta unicità e irripetibilità dell’effetto visivo e sonoro -miscela di luci, colori, trasparenze, movimenti, beat cardiaci, respiri e suoni distorti- costituisce il punto focale della metafora sulla gestazione.

Sito web

Giorgia Benazzo
Giorgia Righini

“Unintended”

•Settembre 14, 2009 • 9 Commenti

G&G
Even when you’re not, you are.

“Obiettivo Soggettivo”

•Settembre 6, 2009 • 20 Commenti

G.
Ritratto Fotografico di Giancarlo Migliore
Rielaborato in Psd da Giorgia Benazzo

Untitled

•Settembre 2, 2009 • 9 Commenti

in mille pezzi
on fire
Fotografie e Composizioni in Adobe Psd
Giorgia Benazzo

“Cuore in [G]ola”

•Luglio 14, 2009 • 5 Commenti

cuore in gola
“Cuore in [G]ola”
Composizione in Adobe Psd
Giorgia Benazzo

“So[G.]no Lucid[o]/a”

•Giugno 21, 2009 • 59 Commenti

So[G]no Lucid[o]-a
“So[G]no Lucid[o]/a”
Scatti e Composizione in Adobe Psd
Giorgia Benazzo

“intro/ispezione”

•Giugno 20, 2009 • 25 Commenti

intro-ispezione
“intro/ispezione”
Scatti e Composizione in Adobe Psd
Giorgia Benazzo

“E se la notte non portasse consiglio?”

•Giugno 20, 2009 • 13 Commenti

e se la notte non portasse consiglio?
“E se la notte non portasse consiglio?”
Scatti e Composizione in Adobe Psd
Giorgia Benazzo

“D.Stranamore”

•Giugno 18, 2009 • 44 Commenti

Stranamore
“D.Stranamore” / Scatti e Composizione in Adobe Psd / Giorgia Benazzo

Deborah stava morendo. Lo sentiva nello scorrere potente e veloce del suo sangue fuori dalle ferite inflitte sul suo corpo fin dentro le fessure delle piastrelle del bagno.
Non avrebbe di certo ritenuto possibile pensare se stessa in quella situazione fino a qualche mese prima, quando la morte non era un’ipotesi di cui tener conto, e per la prima volta in vita sua aveva trovato un lavoro che le permetteva di studiare e guadagnare rimanendo nel suo appartamento.
Era una brutta giornata per lei quella in cui il suo amico Leo le aveva fatto visita al bar in cui lavorava per riuscire a mantenersi a Milano, ma si rasserenò in un attimo quando si rese conto che spezzarsi la schiena a lavar tazzine non era più necessario. Leo infatti aveva trovato la soluzione a tutti i suoi problemi: avrebbe di lì a poco aperto un sito, una chat erotica, in cui Deborah, dal canto suo, avrebbe potuto in sole due ore di lavoro al giorno guadagnare quello che di solito le ci volevano quattro giorni a risparmiare. Ed accettò immediatamente.
Passò così un mese in cui prese per abitudine quella di mascherarsi ogni volta che si mostrava in webcam; e se questo fu inizialmente una precauzione per non farsi riconoscere nel caso qualcuno di sua conoscenza fosse capitato per sbaglio o per scelta su quel sito, diventò poi a tutti gli effetti un vero e proprio divertimento per lei e una peculiarità per chi la ricercava dopo la prima volta.
“Mad Dog”, si chiamava così il suo più assiduo frequentatore virtuale, e certamente il più singolare. Deborah ricordava con nitidezza ogni frase della prima volta che avevano parlato online, forse perché aveva avuto più volte la sensazione di conoscerlo da una vita. Anche quando i suoi discorsi diventavano sconnessi e facevano largo alle macabre fantasie di un uomo che sicuramente doveva essere in bilico, in un certo senso lei era al contempo terribilmente intimorita e irrazionalmente attratta da ciò che lui poteva arrivare a pensare e soprattutto a dirle con assoluta naturalezza.
Stava così seduta davanti al computer per ore, a farsi riprendere nuda e mascherata, mentre accontentava le richieste di quell’individuo; come se quello schermo fosse stato una finestra, e ciò che si celava dietro un universo parallelo, ma al contempo vero, generato da parole, immaginari e pulsioni primordiali cui nessuno dei due dava freno.

Si guardò intorno. I suoi occhi stavano cominciando a rigirarsi all’indietro. Cercando di alzarsi dal pavimento imbrattato di sangue per chiedere aiuto, realizzò in fretta che le stava scivolando via ogni forza di reagire. Pensò allora, giacendo immobile, che la perdita di controllo sul suo corpo era qualcosa che avrebbe potuto prevedere e forse evitare se avesse riflettuto prima su quella che l’aveva condotta lì, in quel bagno e in quello stato, e cioè la perdita della ragione.
20 Febbraio 1999. Deborah si stava collegando come al solito al sito inTouch quando Mad Dog la contattò per chiederle se quella giornata avesse potuto dedicarla a lui soltanto, cosa che nelle ultime settimane accadeva sovente. Dopo essersi infilata una maschera rosso porpora, Deborah accettò la richiesta e accese la webcam.
Senza troppi preamboli l’uomo le chiese di prendere un coltello da cucina e una corda, posare il primo sul tavolo di legno che aveva accanto a lei e con la seconda di legarsi i polsi, stringendo bene il nodo coi denti. E lei lo fece come aveva sempre fatto ciò che lui le chiedeva di volta in volta. Passarono dieci minuti senza che Mad Dog proferisse parola e Deborah pensò d’aver svolto impeccabilmente la sua parte.

Sbattendo lentamente le palpebre ormai adiacenti alle piastrelle, vedeva nero, colori sfocati e uno scintillio metallico. Giaceva il coltello da cucina immerso nel fluido del suo corpo straziato su cui era adagiata la sua pelle nuda. Pensava a sua madre e a suo padre.
Fu in quel momento che bussarono alla porta del suo appartamento e lei ricordò di non aver mai perso la brutta abitudine di non chiuderla. Già immaginava la pessima figura che avrebbe fatto se la signora del terzo piano, che spesso le veniva a chiedere dello zucchero, avesse deciso di entrare senza aspettare la sua risposta affermativa. Rimase così in silenzio -legata, mascherata e nuda- sperando con tutta se stessa che se ne andasse così com’era venuta, ma la porta cominciò ad aprirsi. Tra tutte le scuse che stava preparando nella sua mente per giustificare quella situazione in cui si trovava, non ce n’era una che c’entrasse anche solo minimamente con quello che di lì a breve avrebbe vissuto. A pochi metri da lei un uomo col volto completamente oscurato da una maschera in lattice a forma di cane sembrava fissarla mentre lei, attonita, non riusciva a parlare. Le morivano in gola le parole e il corpo era irrigidito dalla tensione. Non muoveva un solo muscolo per paura di indicare con un gesto minimo e involontario il coltello che aveva a pochi centimetri dal suo corpo.  Le corde erano strette, i vicini erano partiti per la montagna, lui era lì. Lui era lì, e cominciò ad avvicinarsi lentamente a lei con passi pesanti e sicuri. Arrivato a pochi centimetri dal corpo di lei si fermò, si tolse i vestiti e la prese.
Aprendo gli occhi nel buio della sua camera da letto, Deborah si rese conto che l’uomo che le dormiva accanto e che le dava le spalle era forse meno pericoloso di molte persone con cui era uscita e che le erano sembrate innocenti. Si tirò su e sedette per un attimo sul ciglio del letto sorridendo divertita da quel pensiero.
Decise di spiare il sonno di quel personaggio curioso che era entrato nella sua vita, così gli si avvicinò e, guardandolo in volto, capì. Capì che dalla sua vita non se ne sarebbe mai andato, purtroppo.
Immobile Deborah ripensò alla sua adolescenza, a quel padre da cui era scappata e che ora le si era materializzato davanti, un’altra volta.
Suo padre, il suo carnefice, l’aveva ritrovata.
Uscì con la mente rotta, come uno specchio, da quella stanza, si guardò attorno in cerca di un appiglio, vide il tavolo, prese il coltello e si diresse decisa in bagno.

Giorgia Benazzo

“Family Portrait”

•Giugno 17, 2009 • 38 Commenti

FamilyPortrait22
“Family Portrait”
Fotografie e Composizione in Adobe Psd
Giorgia Benazzo

“be-in-.G Human be-in-G.”

•Giugno 16, 2009 • 18 Commenti

"be-in-.G  Human  be-in-G."
“be-in-.G Human  be-in-G.
Fotografie e Composizione in Adobe Photoshop
Giorgia Benazzo
Soggetto: Giorgia Righini Zoe